La Chirurgia Ricostruttiva degli Arti


Chirurgia Ricostruttiva Arti

La copertura delle perdite di sostanza dell’arto superiore o inferiore e di zone complesse come quelle d’appoggio del piede, tallone e avampiede, ha sempre rappresentato una sfida per il chirurgo ricostruttore. Le particolarità anatomiche e funzionali di queste regioni spiegano l’enorme numero di tecniche utilizzate e le divergenze d’opinione relative alla ricostruzione delle diverse regioni anatomiche.

Lo sviluppo della microchirurgia, l’avvento dei lembi liberi negli anni ’70, nonché la descrizione di numerosi lembi loco-regionali muscolo-cutanei, fascio-cutanei o a flusso retrogrado, hanno considerevolmente migliorato la prognosi di questo tipo di trauma, riducendo al minimo le sequele legate al sito donatore. Attualmente il chirurgo plastico dispone dunque di molteplici soluzioni per la ricostruzione di queste regioni.

Lo scopo della copertura di una perdita di sostanza dell’arto inferiore è quello di ottenere una cute che presenti caratteristiche di troficità e spessore adeguati per consentire una successiva ripresa funzionale. La copertura deve essere adattata alla perdita di sostanza e pertanto il mezzo utilizzato dovrà tenere in considerazione le dimensioni e la localizzazione del tessuto leso, le strutture esposte, fattori locali e generali concomitanti, l’habitus del paziente, il suo stato generale e la prognosi funzionale attesa.

I mezzi di copertura più semplici sono rappresentate dalla sutura diretta e dalla guarigione per seconda intenzione, ma la prima è praticabile in pochissimi casi, data la scarsa lassità del tessuto cutaneo in alcune sedi, soprattutto nell’arto inferiore; la seconda è invece una metodica lunga che può essere utilizzata solo per difetti di piccole dimensioni, che abbiano comunque un fondo ben vascolarizzato e che non presentino esposizione ossea o tendinea.

La cicatrice finale sarà comunque di cattiva qualità e, dato il possibile attrito con indumenti o calzature, sarà suscettibile a frequenti ulcerazioni. L’innesto di cute, che sia esso a spessore parziale o totale, è un’altra semplice alternativa ricostruttiva che però non risulta una scelta adeguata in tutte le aree, in quanto incapace di ricostruire uno spessore cutaneo adeguato e di fornire la sensibilità necessaria in zone per esempio come quella d’appoggio del piede.

L’utilizzo dei lembi appare essere dunque la migliore alternativa nella ricostruzione degli arti, sia perché in grado di fornire uno spessore più adeguato, sia perché, se necessario, in grado di apportare un’innervazione sensitiva. Il lembo ideale è dunque quello in grado di apportare una tessuto simile a quello da ripristinare, con caratteristiche di spessore e sensibilità similari. Questi possono essere prelevati nelle vicinanze della zona da ricostruire (lembi locali o loco-regionali) oppure a distanza (lembi microchirurgici).

In quest’ultimo caso risulta indispensabile l’utilizzo di sofisticate tecniche microchirurgiche che comportano la necessità di strutture adeguate in cui eseguirle, fornite di materiale idoneo (strumentario microchirurgico e microscopio elettronico) e in cui l’operatore abbia seguito un training specifico e abbia acquisito adeguata esperienza in merito. Grazie alla microchirurgia e oggigiorno possibile ricostruire qualsiasi tipo di perdita sostanza, sia essa cutanea, muscolare, tendinea o anche ossea.